La terra dei Vini...

La zona occidentale della Sicilia è storicamente conosciuta soprattutto per la produzione del Marsala. Il famoso vino fortificato che alla fine del 1700 era molto apprezzato nelle principali città europee. Una storia che nasce dall’intuizione del mercante inglese John Woodhouse che, dopo aver assaggiato i vini di Marsala, comprese per primo che potevano competere sui mercati internazionali con le celebri etichette di Jerez e Porto.

In realtà le origini della viticoltura in quest’area della Sicilia sono molto più antiche. La zona di Mozia, Erice e Marsala fin dal lontano VIII/VII secolo a. C. è stata colonizzata dai commercianti Fenici a cui seguirono i Cartaginesi, i Greci e i Romani. Una tradizione millenaria, che ha conservato fino ai giorni nostri un ricco patrimonio di vitigni autoctoni, ancora in cerca di una piena valorizzazione.

Il grillo

Cominciamo il nostro viaggio in questo estremo lembo di Sicilia occidentale in compagnia di uno dei vitigni più importanti e rappresentativi del territorio: il grillo. È diffuso soprattutto nella zona di Trapani e Marsala e recenti indagini sembrano indicarne l’origine nell’incrocio tra catarratto e moscato d’Alessandria. Per la sua struttura e la predisposizione a dare vini piuttosto alcolici, in passato era utilizzato principalmente per la produzione del celebre vino Marsala, insieme a catarratto e inzolia. Oggi viene sempre più spesso vinificato in purezza e regala uno dei bianchi più ricchi, complessi e longevi dell’isola.

Il catarratto

Altro vitigno che sta salendo alla ribalta tra i bianchi siciliani è il catarratto. Un’antichissima uva autoctona a bacca bianca della Sicilia nord-occidentale, presente sul territorio in diversi cloni. La zona più vocata è quella classica del trapanese, dove oggi si utilizza prevalentemente il catarratto lucido. Tradizionalmente impiegato insieme a grillo e inzolia per produrre il Marsala, viene vinificato in purezza da molti produttori, mettendo in luce potenzialità forse ancora non completamente valorizzate. Non è un vitigno facile e per mantenere eleganza e freschezza ha bisogno d’essere vendemmiato con grande attenzione alle curve di maturazione, per evitare vini troppo strutturati e alcolici o con una nota amara troppo incisiva.

L'inzolia

L’inzolia o insolia è coltivata in Sicilia fin dai tempi antichi e recenti analisi genetiche hanno evidenziato alcune similitudini con il vitigno greco rhoditis. Potrebbe essere stata introdotta in Sicilia durante la colonizzazione greca, per poi diffondersi lungo le rotte commerciali sul litorale toscano, all’isola d’Elba e all’isola del Giglio, dove ancora oggi è coltivata con il nome di ansonica. Di sicuro è un vitigno che ama i climi caldi e siccitosi, vinificato in purezza ha un bouquet fine e delicato, leggermente aromatico, morbido e con acidità equilibrata.

Il grecanico

Pochi i produttori che hanno scommesso sulle qualità del grecanico in purezza, ottenendo però vini di buon livello qualitativo, che forse non hanno ancora espresso tutto il potenziale di un vitigno decisamente molto interessante. Si suppone sia stato introdotto in Sicilia durante la colonizzazione greca ed è coltivato soprattutto nel trapanese. Tuttavia, dopo la crisi della viticoltura causata dalla fillossera, è stato lentamente abbandonato o utilizzato solo in uvaggio insieme a inzolia, grillo e chardonnay